
Sarà proprio vero che in una società di capitali il rischio dei soci è limitato all’entità del proprio conferimento?
La risposta è…, dipende.
Se i soci sono dei puri investitori, allora sì, la quota di capitale da loro sottoscritta rappresenta il limite massimo del loro rischio, in conformità al tradizionale principio di autonomia patrimoniale.
Ma la realtà imprenditoriale delle PMI italiane è ben diversa: nella maggioranza dei casi, il detentore di quote di capitale o di azioni è anche l’Amministratore Unico dell’azienda, oppure è titolare di una carica nel CdA, quale Presidente, Vice Presidente o Consigliere, con deleghe o senza.
In tutte queste situazioni, e in particolare successivamente all’introduzione della responsabilità penale societaria da parte della Legge 231/2001, il socio-manager è esposto, con tutto il proprio patrimonio personale, al rischio di potenziali azioni di responsabilità e a richieste di risarcimento danni, per errori o illeciti gestionali, promosse da diversi soggetti, interni all’azienda oppure esterni.
Fra i primi troviamo:
Fra i secondi:
Per tali motivi, le PMI più prudenti proteggono i titolari di cariche societarie con le coperture D&O (Directors & Officers) che, oltre a fornire una salvaguardia del patrimonio del socio-manager, provvedono a coprire i costi di assistenza legale connessi alle fattispecie oggetto di vertenza.
Infine, tali polizze costituiscono anche uno strumento di passaggio generazionale in quanto forniscono maggiore serenità a chi subentra nella leadership aziendale, e rappresentano un incentivo per l’eventuale inserimento di figure dirigenziali qualificate, qualora l’azienda volesse intraprendere un percorso di sviluppo manageriale della propria compagine.
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